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Francesca
Marretta
Gerusalemme
«-- Capolettera -->S-- Capolettera -->ono
uno dei pochi rimasti in
Israele a nutrire speranze
reali per Annapolis. Ammetto
che il mio ottimismo è stato
affievolito dai commenti
negativi della stampa e
forse dovrei parlare di "annapolis"
con la "a" minuscola». Lo ha
scritto lunedì sul Jerusalem
Post Gershon Baskin,
americano con passaporto
israeliano, fondatore e
direttore del principale
think-thank
israelo-palestinese,
Israel/Palestine Center for
Research and Information,
che abbiamo incontrato per
discutere della conferenza
di pace israelo-palestinese
prevista per la settimana
prossima. La prima domanda è
proprio sul suo articolo. «Quando
Annapolis è stata
pianificata Abu Mazen e
Olmert avevano stabilito di
affrontare le grandi
questioni, lo stato
palestinese i confini i
rifugiati, gli insediamenti.
Sembrava una cosa ambiziosa
ed i commenti degli stretti
collaboratori dei leader
lasciavano intendere che si
era prossimi ad una
comprensione reciproca.
Nelle ultime settimane,
quando bisognava trasformare
in accordo scritto gli
intendimenti ci si è arenati.
Sono coscientemente
ottimista e bisogna esserlo.
Se Annapolis naufraga le
leadership di Abbas e Olmert
saranno al capolinea e la
regione scivolerà nuovamente
in una spirale di violenza.
Dal lato israeliano l'agenda
politica di Kadima risulterà
svuotata e si tornerà a
Netanyahu».
Cosa può portare di nuovo
Annapolis svuotata dei
grandi temi rispetto agli
incontri recenti mediati da
Condoleezza Rice?
I leader devono almeno
impegnarsi per
l'intensificazione del
negoziato che porti ad un
accordo finale entro una
data stabilita, con parti
terze cui è attribuito
l'onere del monitoraggio,
non solo della mediazione.
Qualcuno che dica, tu
Israele dovevi fare questo e
non lo hai fatto o tu
palestinese hai sottoscritto
la tale cosa e non la stai
facendo. Questo ruolo
dovrebbe essere attribuito
agli Usa o allargato al
Quartetto. Fin da Oslo gli
israeliani hanno sempre
detto che i palestinesi non
implementavano gli accordi e
viceversa. C'è bisogno di un
giudice che sia anche
qualcuno che traduca in
termini reali il percorso
della Road Map. Annapolis
non va visto come un meeting
ma come l'inizio di un
processo rinnovato per
riscriverla, possibilmente
mentre Bush è ancora alla
Casa Bianca.
Lei ha dichiarato che se i
palestinesi sono davvero
impegnati nella lotta al
terrorismo devono
collaborare con la sicurezza
israeliana. Ritiene
possibile uno scenario che
vede forze di sicurezza
dell'Anp ed esercito
israeliano contrapposti ad
Hamas nella West Bank?
E' possibile, ma non è il
solo. In passato l'attività
terroristica poteva far
deragliare il negoziato.
Oggi la situazione può
essere diversa. Se
l'esercito israeliano, come
è successo ancora la scorsa
notte, entra in territorio
palestinese per catturare o
uccidere miliziani senza
rispetto del fatto che lì
esiste un'Autorità
palestinese, non abbiamo un
vero processo di pace. Se
l'intelligence israeliana è
al corrente di attività
terroristiche ed invece di
agire per conto proprio
consultasse l'Autorità
palestinese su come
affrontare la situazione,
sarebbe diverso. Noi
israeliani non possiamo
agire unilateralmente. Del
resto Abbas e Fayyad
ripetono che combattere il
terrorismo in Palestina è
nell'interesse dei
palestinesi.
E quali potrebbero essere, a
livello palestinese le
conseguenze di un'attività
di intelligence congiunta?
Se l'azione congiunta
dell'Anp e dell'Idf è vista
come la continuazione
dell'occupazione e le forze
di Abbas e Fayyad viste come
collaborazioniste, la cosa
avrebbe un impatto molto
negativo e non funzionerebbe.
Se tuttavia i palestinesi
potessero vedere che lo
Stato Palestinese è prossimo
alla realizzazione, che le
istituzioni palestinesi
funzionano e che si
costruisce l'economia, che i
check-point sono rimossi e
che gli insediamenti sono
bloccati, che gli israeliani
si ritirano dagli
insediamenti e ritirano
l'esercito, allora le
affermazioni di Abbas e
Fayyad sulla necessità di
combattere il terrorismo
saranno viste positivamente.
La condizione è che la
dinamica sul terreno sia
positiva.
Il capo-negoziatore
palestinese Saeb Erekaat ha
definito l'incontro
Olmert-Abu Mazen di lunedì «difficile».
Cosa ne pensa?
Credo che i due leader si
trovino di fronte a
decisioni molto difficili.
Ed è tipico dei negoziati
palestinesi che gli accordi
siano raggiunti all'ultimo
minuto. Per Annapolis
tuttavia si parla già di due
dichiarazioni finali
separate. Resta il fatto che
il fallimento non è
un'opzione da prendere in
considerazione. Io ho ancora
speranze che si raggiunga un
accordo ad Annapolis. Se si
va lì con la consapevolezza
che questo non accadrà è
meglio spostare la
conferenza. C'è ancora una
settimana. E poi credo sia
in corso un altro livello di
negoziato, non pubblico.
Può essere più preciso?
Un negoziato sotterraneo in
cui credo che siano
coinvolti i professori
palestinesi residenti a
Londra Ahmad Khalidi ed
Ussein Agha e per gli
israeliani Haim Ramon. E'
già accaduto in passato che
siano stati coinvolti in
negoziati sotterranei. Non
le posso garantire che
questo sia vero, ma ne ho il
sentore. Credo che quando
Ramon è stato ritirato dal
livello negoziale ufficiale
Olmert lo abbia mandato a
Londra a parlare con questi
due professori molto vicini
ad Abbas. Non potrei essere
preciso sul fatto che
attraverso queste persone ci
sia un negoziato o se
piuttosto stiano cercando di
proporre o testare idee, o
se sono usati come canale
ufficiale sotterraneo in
caso che ad esempio
falliscano i colloqui tra i
ministri degli Esteri. Se le
parti stanno utilizzando un
canale sotterraneo è per
discutere di questioni
centrali. Sappiamo che nella
storia dei negoziati
israelo-palestinesi
l'impatto negativo della
diplomazia pubblica può
portare al fallimento. Nei
negoziati segreti non c'è
l'eco dei media. Le
discussioni sono una sorta
di "pacchetto", cioè non si
può discutere dei rifugiati
tenendo fuori Gerusalemme.
Il pacchetto prevede che si
ottiene qualcosa e si
concede qualcosa. Quando ciò
è mediatizzato a negoziato
in corso ci sono le reazioni
da una parte e dall'altra.
Il canale sotterraneo è
dunque estremamente
importante. Se fossi al
posto di Olmert e Abu Mazen
lo userei.
21/11/2007 |